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Cristina Pasqualetto: recensione del libro “La parte viva”

  La fantasia non regge il passo della realtà. Quella contemporanea, poi, la supera e la smentisce ogni giorno. Prendete tre elementi: ragaz...

 


La fantasia non regge il passo della realtà. Quella contemporanea, poi, la supera e la smentisce ogni giorno. Prendete tre elementi: ragazze costrette a matrimoni combinati, ergastolani che hanno capito il senso vero della vita, tradimenti — del cuore e del lavoro. Se li poggiate tutti sulle stesse spalle, quelle emotive, di una sola persona, pensereste: “È troppo, è solo un romanzo.” Invece no. È la vita.

Anna è una cardiologa e non ha il dono dell’ubiquità, ma ci prova: medico, amica, madre, a tratti salvatrice. Aggiusta battiti e biografie, ascolta sofferenze che non entrano nei referti, mette ordine dove il mondo fa disordine. Domanda scomoda: chi salva Anna? Chi pensa a lei quando il turno finisce e il peso resta? La risposta sta in una forza che non fa rumore: l’esperienza che tempra, la determinazione che non arretra, la volontà testarda di raggiungere il punto più alto dell’essenza: salvare la vita, la propria e quella degli altri, senza differenze e senza giudicare.

La parte viva è un romanzo che scorre bene, piacevole nello stile, con una voce capace di tenere insieme urgenza e misura. La pagina non finge di curare: cura davvero — con l’empatia della donna e la lucidità della medico. E quando arrivano i temi pesanti (legami imposti, colpe scontate per sempre, fedeltà tradite), l’autrice non alza i toni: alza lo sguardo.

Una storia che si legge in fretta ma resta a lungo, firmata da un’autrice che sa dove vuole andare. Speriamo ci regali presto qualcosa di nuovo: c’è bisogno di romanzi così, capaci di stare nel presente senza farsene travolgere.