Dagli esordi con la poesia alla creazione di un vero e proprio mosaico sonoro ed emotivo: Anastasia Anniemore 24 torna con “Sirena”, brano...
Dagli
esordi con la poesia alla creazione di un vero e proprio mosaico sonoro ed
emotivo: Anastasia Anniemore 24 torna con “Sirena”, brano interpretato dalla
voce magnetica di Vanessa Berni che accompagna l'uscita del suo terzo EP
all'interno del progetto Un bacio di fortuna. Tra ambient pop cinematografico,
incontri creativi a distanza e una profonda riflessione sulla forza e la
libertà femminile, l'autrice svela a Trends News la genesi della sua musica e
la bellezza di far viaggiare le parole attraverso le voci degli altri.
Ciao Anastasia, la tua identità artistica fonde
la parola scritta, la visione poetica e la ricerca musicale: come ha avuto
inizio il tuo viaggio artistico e come hai capito che la canzone era la tua
forma d'espressione naturale?
Ciao! Il mio rapporto con la parola è
cominciato molto prima del mio progetto musicale: sono laureata in giornalismo
televisivo e ho sempre sentito vicini la scrittura e gli studi umanistici.
Avevo anche studiato pianoforte per otto anni, ma allora non immaginavo che la
musica sarebbe diventata una parte così importante della mia vita. A volte è la
vita a scegliere per noi.
Non avevo mai scritto poesie. Circa quattro
anni fa è arrivata un’illuminazione e ho cominciato a scrivere nella mia lingua
madre, il russo. Poi mi sono chiesta come portare quei testi alle persone, in
un tempo così frenetico, in cui spesso resta poco spazio per la lettura. La
musica mi è sembrata la risposta: poteva dare una voce alle parole e farle
viaggiare più lontano. È lì che ho capito che la canzone poteva essere la mia
forma d’espressione naturale.
Vivendo in Italia, ho sentito il desiderio di
scrivere anche in italiano. Ho provato a partecipare con una poesia a un
concorso della casa editrice Aletti: il testo è stato pubblicato e mi è stata
proposta una monografia. Per realizzarla dovevo scrivere altri testi. Nei tre
mesi successivi li ho scritti tutti, cominciando a immaginare per ciascuno una
melodia e un suono. Da quel momento ho dovuto imparare, passo dopo passo, anche
come trasformare quell’idea in una produzione musicale.
La parte più difficile è stata trovare le voci.
Ho esplorato i social alla ricerca di cantanti emergenti italiani, ascoltando
chi avrebbe potuto dare vita ai miei brani, poi inviavo le demo e raccontavo il
progetto. Partivo da zero: alcuni non si fidavano, altri vedevano soltanto un
lavoro da pagare a ore, altri forse pensavano che fossi un po’ pazza! Ma gli
artisti giusti sono rimasti. Alla fine, loro mi hanno ringraziata per averli scelti, e con alcuni
continuiamo a collaborare anche al di fuori del progetto. Così la canzone, nata
dal desiderio di far arrivare le mie parole agli altri, è diventata anche un
modo di incontrare persone con cui costruire qualcosa
Da poco è uscito il tuo nuovo singolo
"Sirena": qual è stata l'urgenza espressiva che lo ha fatto nascere e
quale messaggio intende trasmettere a chi lo ascolta?
A dire il vero, all’inizio volevo semplicemente
scrivere una bella canzone. Poi Sirena ha preso la forma di un racconto sulla
femminilità che diventa consapevole della propria forza. La sua protagonista
non vuole più essere soltanto una figura dell’immaginario maschile: è lei a
scegliere chi essere, come vivere i propri sentimenti e a chi aprirsi.
Non volevo trasmettere un messaggio contro
qualcuno, ma raccontare quel momento in cui una donna riconosce la propria
libertà e ne prende possesso. Allo stesso tempo, Sirena nasceva dal desiderio
di sperimentare: volevo esplorare un ambient pop cinematografico cantato in
italiano, capace di dare spazio sia all’atmosfera sia alle parole
"Sirena" anticipa e accompagna il tuo
terzo EP: come si colloca questa traccia all'interno della narrazione
complessiva dell'opera e che filo rosso unisce i brani del disco?
Sirena si colloca nel terzo EP come una delle
storie di questa antologia del sentire contemporaneo. Ogni brano ha una voce
autonoma e un’identità sonora diversa, ma tutti nascono dalla mia scrittura e
dalla mia regia d’autrice. Il filo rosso è il desiderio di raccontare ciò che
attraversa le persone oggi: pensieri, dubbi, paure, gioie e dolori che
riconosciamo come nostri, anche quando appartengono alla storia di qualcun
altro.
Mi piace pensare all’EP come a un mosaico
discografico, uno specchio della modernità raccontato in italiano. Le canzoni
non devono suonare tutte allo stesso modo per appartenere alla stessa opera:
sono proprio le differenze tra generi, voci e atmosfere a comporre un’unica
narrazione psicologica e sonora. Ho avuto le conferme che il mio timbro
d’autrice si sente anche da chi non comprende ancora le parole, attraverso
l’interpretazione e il mondo musicale di ogni brano.
E chissà: forse qualcuno, per cantare una delle
canzoni, avrà voglia di leggere il testo che accompagna l’ascolto sulle
piattaforme di streaming e di imparare qualche parola d’italiano. Per me la
musica è stata anche questo. Ho imparato l’italiano cantando i brani di Mina,
Toto Cutugno, Mia Martini, Zucchero e Lucio Dalla: so quanto una canzone possa
avvicinarti a una lingua prima ancora che tu riesca a parlarla
Il brano è accompagnato o tradotto in immagini
visive e clip? Raccontaci l'immaginario visivo che hai voluto cucire attorno a
"Sirena" e qualche aneddoto legato alla sua realizzazione.
Sì. Ogni brano del mio progetto “30 inediti per
30 voci in italiano” è accompagnato da un video che immagino come un piccolo
film.
In Sirena il personaggio ha trovato la sua
interprete in Vanessa Berni. La sua voce ha qualcosa di ipnotico e luminoso;
nella sua presenza convivono dolcezza, mistero e una forza seduttiva molto
naturale. Nel video non volevo che fosse soltanto la cantante del brano:
Vanessa è la protagonista del racconto.
È un richiamo al mito dei marinai attratti dal canto delle sirene, ma lo
sguardo cambia: questa sirena non esiste soltanto nella fantasia di chi la
osserva. È una donna che prende coscienza del proprio potere e sceglie come
usarlo.
L’incontro con Vanessa ha avuto qualcosa di
sorprendente. Dopo averla scoperta online, le ho scritto una lunga mail con la
demo, il senso del brano, riferimenti musicali e perfino immagini di dipinti
che mi aiutavano a spiegare la mia visione. Mi ha risposto subito: proprio
mentre apriva la mia mail, stava leggendo un libro sulle sirene. Per entrambe è
stata una coincidenza difficile da ignorare! Non ci siamo mai incontrate di
persona, eppure abbiamo trovato immediatamente un’intesa creativa.
Vanessa ha registrato la voce a distanza e
Fabio Vaccaro ha curato l’arrangiamento al Pocketstudio. Avevo in mente un
ambiente sonoro immersivo, quasi ipnotico. Quando ho ascoltato la prima bozza,
ho capito che mancavano le presenze che avrebbero reso vivo quel mondo:
sussurri, risate, frammenti di parlato. Abbiamo fatto una seconda sessione
dedicata solo a questi suoni. Vanessa ha inventato così tante sfumature di voce
che sembrava di avere una piccola biblioteca sonora; poi mi ha confessato che
quella sessione l’aveva stancata più del canto!
Tra quei frammenti ci sono anche parole in
russo, la mia lingua madre. Volevo che le sirene parlassero tra loro
attraversando lingue e confini, e che il loro mondo si sentisse non soltanto
nelle immagini, ma anche nel suono. Per questo Sirena è così personale per me:
nasce dalla mia riflessione sulla condizione femminile. È il racconto di una
donna che non si lascia più definire dallo sguardo degli altri; ed è anche la
storia di due artiste che, pur senza essersi mai incontrate di persona, hanno
saputo immaginare insieme la stessa sirena.
Guardando al cammino fatto finora, alle sfide
superate e ai riscontri ottenuti dalla tua musica e dai tuoi progetti
concettuali, qual è la soddisfazione più grande che porti nel cuore?
La soddisfazione più grande è di aver
conquistato la fiducia degli artisti. Quando le
cantanti mi dicono che scrivo
“brani bellissimi” e sentono il desiderio di interpretarli, per me è già una
conquista enorme. Una canzone nasce dentro di me, ma acquista una vita nuova
quando qualcun altro sceglie di farla propria con la sua voce.
Adesso desidero far conoscere il mio lavoro a
un pubblico più ampio. Saranno le persone che ascoltano a decidere quale posto
avranno questi brani nella loro vita. Io, intanto, continuo a creare e a
cercare occasioni per farli arrivare agli altri. Mi consola e mi dà forza
pensare che una bella canzone non abbia una data di scadenza: può essere
scoperta anche più avanti, incontrare qualcuno al momento giusto e cominciare
allora il suo viaggio
Ora che questo nuovo tassello è stato svelato
al pubblico, quali anticipazioni o progetti futuri puoi condividere in
anteprima con i nostri lettori?
Oggi abbiamo parlato del Volume 3 di Un bacio
di fortuna, ma sto già preparando il capitolo successivo: il Volume 4 uscirà il
6 novembre. Conterrà cinque nuovi singoli, cinque voci, cinque generi e cinque
storie da raccontare. E il progetto continuerà: per l’anno nuovo sono previsti
altri due volumi.
Nel frattempo lavoro con cantanti italiani,
russi e anglofoni anche a progetti fuori da Un bacio di fortuna. Insomma, non
mi annoio! Mi piace continuare a esplorare strade diverse e spero di
trasmettere questo entusiasmo al pubblico, conquistandolo piano piano, una
canzone alla volta.
