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Titta: l'arte di essere "Fuori Asse" tra coraggio, felicità e verità emotiva

  Dalla passione per il racconto al pop d'autore: la cantautrice si svela su "Right Here, Right Now", la crescita personale e ...

 


Dalla passione per il racconto al pop d'autore: la cantautrice si svela su "Right Here, Right Now", la crescita personale e la genesi del suo concept album.

Non solo un'artista poliedrica, ma una vera e propria narratrice contemporanea: Titta muove i suoi passi tra recitazione, formazione teatrale, arti-terapie e cantautorato con un'unica, grande urgenza espressiva: trasformare l'emozione in una storia condivisa. Con un linguaggio capace di unire la spontaneità dell'anima alla consapevolezza della parola, la cantautrice torna a far parlare di sé con una maturità del tutto nuova, dimostrando che l'arte non serve soltanto a medicare le ferite, ma anche a custodire la bellezza e la felicità.

In questa intervista per Trends News, Titta apre le porte del suo mondo: il dietro le quinte del nuovo singolo Right Here, Right Now — nato per celebrare l'amore e il coraggio di abitare il presente —, i retroscena visivi e "psico-punk" dei suoi videoclip e l'evoluzione del suo ambizioso e atteso concept album FUORI ASSE – carta celeste per stelle inclinate. Tra aneddoti di set, la vittoria del Premio Mogol e la voglia di abbattere ogni barriera culturale e sociale, ecco il racconto senza filtri di un'artista che sceglie di ricominciare e risplendere ogni giorno alle proprie condizioni.

Ciao Titta! Attrice, formatrice teatrale, esperta in artiterapie e ora cantautrice. Come e quando inizia effettivamente il tuo percorso artistico, e in che modo queste tue diverse anime hanno trovato un punto d'incontro ideale nella musica?

In realtà credo di non aver mai avuto davvero più anime. Ho sempre raccontato storie. È solo il linguaggio che, negli anni, ha continuato a cambiare.

Da bambina è arrivato il canto, da ragazzina il teatro. Poi la scrittura. Poi il musical. Poi la mia musica. Nel frattempo ho scoperto le arti-terapie e la formazione teatrale, perché mi affascinava l'idea che l'arte potesse essere non solo uno strumento per emozionare, ma anche per conoscersi e per entrare in relazione con se stessi e con gli altri.

Per molto tempo ho pensato che fossero percorsi paralleli. Oggi mi rendo conto che stavano semplicemente andando tutti quanti nella stessa direzione.

Quando scrivo una canzone, in realtà sto costruendo una scena. Quando recito, cerco sempre la verità emotiva di un personaggio come se stessi scrivendo una canzone. Quando insegno teatro, il mio obiettivo non è formare attori perfetti, ma aiutare le persone a trovare una voce autentica.

La musica è diventata il punto d'incontro naturale di tutto questo. Dentro una canzone convivono mille universi: la parola, il teatro, il corpo, la voce, il silenzio e persino quello sguardo collaterale sull'essere umano che ho maturato grazie alle arti-terapie.

Per questo faccio sempre un po' fatica quando mi chiedono di scegliere una definizione. Attrice, cantautrice, formatrice... mi sento tutte queste cose e, allo stesso tempo, nessuna di esse racconta davvero chi sono, perché io sono solo… “io”.

Se dovessi scegliere una sola parola comunque, credo sceglierei narratrice.

Perché, in fondo, qualunque cosa faccia, il mio desiderio è sempre lo stesso: trasformare un'emozione in una storia nella quale qualcun altro possa riconoscersi.

 Da pochissimo è uscito "Right Here, Right Now", un brano intimo che racconta una storia d'amore vissuta in presenza e a distanza. Come è nata l'idea di questa canzone, che definisci forse la più bella canzone d'amore che tu abbia mai scritto?

In realtà mi viene da sorridere quando la definiscono la più bella canzone d'amore che abbia mai scritto. Non so se sia la più bella. Credo però che sia la più speciale. O forse la più sincera. Per un motivo molto semplice: è la prima che nasce da una storia d'amore felice.

 

Per anni ho scritto canzoni perché l'amore faceva male. Ho raccontato le sue crepe: le delusioni, gli amori non corrisposti, le relazioni finite, le persone che arrivavano per insegnarmi qualcosa e poi se ne andavano. Scrivere è sempre stato il mio modo di dare un senso a quel dolore.

Questa volta, invece, ho scritto una canzone perché, per la prima volta, l'amore mi faceva stare bene e perché, per la prima volta, mi sono detta che anche la felicità merita di essere raccontata. Mi è piaciuto maturare questa consapevolezza perché mi sembra che dice qualcosa di molto bello sulla mia evoluzione come autrice: non scrivo più solo quando ho bisogno di guarire, ma anche quando sento il desiderio di conservare la bellezza.

Con Right Here, Right Now è successo proprio questo. Per la prima volta non stavo scrivendo per elaborare una ferita. Stavo scrivendo per custodire un momento felice.

L'ho scritta pochi giorni dopo aver conosciuto Mohamed. Non perché sapessi già dove ci avrebbe portati quella storia, ma perché, mentre la stavo vivendo, sentivo che dentro di me stava cambiando qualcosa.

Ricordo che la parte più razionale di me continuava a elencare tutte le ragioni per cui quella storia sembrava complicata: due Paesi diversi, due culture diverse, una relazione a distanza... Ma, a un certo punto, ho smesso di chiedere al futuro delle garanzie e ho scelto semplicemente di vivere quel momento.

Più che una canzone d'amore, Right Here, Right Now è la fotografia dell'istante in cui ho deciso di smettere di avere paura e di essere completamente presente. Mi piace pensare che le canzoni servano anche a questo: non a fermare il tempo, ma a custodire la luce di ciò che abbiamo vissuto.

E forse è proprio questo il regalo più grande che il nostro incontro mi ha fatto: insegnarmi che alcune emozioni non hanno bisogno di essere capite subito. Hanno solo bisogno di essere vissute.

In fondo, anche il titolo della canzone lo dice: Right Here, Right Now. Perché la felicità non abita nel futuro e non resta nel passato. Abita sempre e soltanto un momento: qui. Adesso.

 Questo singolo arriva subito dopo "Cronika". I due brani faranno parte di un disco? Sappiamo che hai in cantiere un concept-album molto suggestivo intitolato "FUORI ASSE – carta celeste per stelle inclinate".

Sì, Cronika e Right Here, Right Now sono i primi capitoli di un concept album a cui tengo moltissimo e che si intitola FUORI ASSE – carta celeste per stelle inclinate.

Più che una raccolta di canzoni, lo considero un viaggio. Ogni brano racconta una sfumatura diversa dell'essere umano: la salute mentale, la ricerca della propria identità, i sogni, le relazioni, la gratitudine, la disabilità, la libertà e il coraggio di ricominciare.

Mi piace pensare che ogni canzone sia una stella: da sola ha una luce tutta sua, ma è solo insieme alle altre che rivela il disegno della costellazione.

Il titolo FUORI ASSE nasce da una domanda che mi accompagna da sempre. Viviamo in una società che ci suggerisce continuamente quale dovrebbe essere l'asse giusto: come amare, lavorare, apparire, perfino soffrire. Chiunque esca da quella traiettoria rischia di sentirsi sbagliato. A me succede tante volte, ancora.

Eppure, crescendo, mi sono accorta che le persone più belle che ho incontrato erano quasi sempre un po' fuori asse.

Da qui nasce anche il sottotitolo, carta celeste per stelle inclinate. Mi piace pensare che le persone siano come le stelle: nessuna nasce sbagliata e nessuna smette di brillare perché segue una traiettoria diversa. Siamo noi, da terra, a decidere quali unire in una costellazione e quali lasciare ai margini del cielo.

Con questo disco vorrei fare il contrario: disegnare una costellazione in cui ogni differenza trovi finalmente il suo posto per splendere.

Se alla fine di questo viaggio qualcuno riuscirà a guardare la propria "stella inclinata" con un po' più di tenerezza, un po' meno paura e con la consapevolezza che è proprio quella inclinazione a renderla unica, allora avrò raggiunto una parte importante del mio obiettivo.

Mi piacerebbe che imparassimo tutti a guardarci con gli occhi con cui guarderemmo il bambino che siamo stati. Quel bambino non aveva bisogno di essere perfetto per meritare amore. E forse nemmeno noi.

Perché, in fondo, credo che il viaggio più importante che possiamo fare non sia quello che ci porta lontano, tra le stelle, ma quello che ci riporta a noi stessi. E se FUORI ASSE riuscirà anche solo ad accompagnare qualcuno in questo ritorno a sé, allora avrò raccontato esattamente la storia che volevo raccontare.

Il precedente singolo "Cronika" è stato accompagnato da un videoclip straordinario, caratterizzato da un'estetica gotica e "psico-punk" ambientata in un teatro vuoto. Raccontaci com'è stato girarlo insieme alla danzatrice Anna Bucci e se c'è qualche aneddoto del set che ti va di condividere.

Girare Cronika è stato uno di quei progetti che ti ricordano quanto un videoclip sia un'opera profondamente collettiva. L'idea nasce da me, ma prende davvero vita solo quando incontra le persone giuste. E io ho avuto la fortuna di incontrarle.

Parto da Anna Bucci, perché definirla semplicemente una ballerina sarebbe riduttivo. Anna è una performer a tutto tondo: danzatrice, attrice e cantante. Credo sia proprio questa visione così ampia della scena ad aver dato al personaggio una profondità speciale. Non ha eseguito una coreografia: ha abitato quel ruolo. Sul set ci siamo capite con pochissime parole, anche grazie alla presenza e alla direzione di Armando Di Lillo, dietro la macchina da presa.

Mi piace definirlo un "maestro del punto di vista". Non solo perché sa dove mettere a fuoco la sua videocamera, ma perché sa dove appoggiare lo sguardo... e dove toglierlo.

Ci sono registi che dirigono una scena. Armando, prima di tutto, dirige l'ascolto. È questa la qualità che più ammiro in lui. È un professionista di altissimo livello, ma non mette mai il proprio ego davanti alla storia. Entra in punta di piedi nel mondo dell'artista, cerca di capire cosa vuole raccontare e trova il modo più autentico per trasformarlo in immagini, rispettando sempre la voce di chi ha davanti. Con Armando si è creata un'alchimia umana e artistica rara e sono sicura che Cronika non è il primo e non sarà l'ultimo di tanti progetti insieme.

Un altro tassello fondamentale è stato il montaggio di Ilaria Tonali, che è riuscita a dare ritmo al videoclip senza perdere nemmeno un grammo della sua intensità emotiva. Anzi, esaltandola. Non vedo l’ora di scoprire cosa creerà con il videoclip di Right Here, Right Now che ho girato solo poche settimane fa a Hurghada, in Egitto.

Ho lavorato insieme al videomaker Abd Allah Nayel, con Mohamed davanti alla macchina da presa per la prima volta.

Mohamed non è un attore. Nella vita è uno sportivo: insegna snorkeling, diving e tennis. Eppure si è messo completamente in gioco per me, con una spontaneità e una disponibilità che mi hanno davvero emozionata. È uno dei motivi per cui continuo a innamorarmi di lui ogni giorno. Credo che, a volte, la verità di una persona davanti alla macchina da presa valga più di qualsiasi esperienza di recitazione.

Era la prima volta che lavoravo con Nayel e mi ha colpito moltissimo il suo approccio. Ha una sensibilità molto emotiva, istintiva, diversa da quella di Armando e, proprio per questo, incredibilmente stimolante. Confesso che, in alcuni momenti, ho pensato: "Qui Armando avrebbe detto..." oppure "Chissà come l'avrebbe raccontata lui...". Quando trovi un regista con cui nasce un'intesa così profonda, è inevitabile portarsela dietro anche nei lavori successivi.

Ma è stato altrettanto bello lasciarmi sorprendere da uno sguardo nuovo, arricchito dalla sensibilità di Laura Izzo, amica e collega, attrice e cantante, il cui contributo creativo durante le riprese è stato prezioso. È stato davvero bello vedere nascere un dialogo tra il suo sguardo e quello di Abd Allah Nayel: due sensibilità diverse che, invece di sovrapporsi, si sono completate a vicenda.

Credo che ogni regista abbia un modo personale di ascoltare una storia prima ancora che di raccontarla, ed è proprio questo il fascino del lavorare con sensibilità diverse. Non vedo l'ora di condividere anche questo videoclip, perché sarà completamente diverso da Cronika, ma ugualmente speciale.

Tornando all'aneddoto più "divertente" di Cronika che mi avete chiesto, però, devo ammettere che riguarda me.

Quando abbiamo scelto il costume – una tutina nera in stile Catwoman – pensavo semplicemente che fosse perfetta per il personaggio, ma avevo anche qualche resistenza, perché temevo di risultare volgare o esagerata. Poi mi sono guardata allo specchio e, per la prima volta nella mia vita, non mi sono sentita soltanto bella. Mi sono sentita sexy.

Può sembrare un dettaglio, ma per me è stato molto di più e, oltretutto, mi ha permesso di divertirmi molto di più girando le varie scene.

Dopo tutto il percorso che ho fatto su me stessa e sul rapporto con il mio corpo, quella non è stata soltanto una tutina di scena. Si è trasformata nel simbolo di una ripartenza.

E forse non è un caso che sia successo proprio con Cronika, il primo capitolo di FUORI ASSE. In qualche modo, quel giorno non è iniziato soltanto un nuovo album. È iniziato anche un nuovo modo di guardarmi... e di farmi guardare.

In fondo, credo che l'arte sia proprio questo: incontrare persone che ti regalano uno sguardo diverso dal tuo. E grazie a quello sguardo, imparare a vedere (a guardare) il mondo... e qualche volta anche noi stessi... in un modo che da soli non avremmo mai immaginato.

 Dall'inizio del tuo viaggio a oggi hai collezionato bellissime tappe, compresa la vittoria del Premio Mogol come Miglior Autore al Tour Music Fest e lo storico legame con lo studio Mad Records. Qual è la soddisfazione più grande che hai ottenuto finora?

Ricevere il Premio Mogol come Miglior Autore direttamente dalle mani del Maestro è stato, senza dubbio, uno dei momenti più alti ed emozionanti della mia carriera. È uno di quei ricordi che custodisco con enorme gratitudine, perché quando una persona che ha scritto una parte della storia della musica italiana riconosce il tuo lavoro, è impossibile non sentirsi profondamente onorati.

Ma se devo essere sincera, la soddisfazione più grande non è legata a un premio.

È legata alla persona che sono diventata nel tentativo di inseguire questo sogno.

Io costruisco la mia strada un mattoncino alla volta. A volte sembra di non muoversi. A volte il traguardo sembra talmente lontano da chiederti se abbia davvero senso continuare.

Non so se un giorno diventerò famosa. Non so nemmeno cosa significhi davvero "avercela fatta".

Quello che so è che, ogni mattina, scelgo ancora me stessa. Scelgo ancora questo sogno.

Scelgo di continuare a studiare. Di scrivere. Di mettermi in discussione. Di avere il coraggio di ricominciare quando qualcosa non funziona. Di provare a diventare, un passo alla volta, una persona migliore di quella che ero ieri, attraverso la mia musica.

E credo che questa sia la mia soddisfazione più grande.

Perché, in fondo, mi sono resa conto che la musica, l’arte in generale, è sempre stata una scusa per me. Una scusa bellissima.

La scusa che la vita ha trovato per insegnarmi a conoscermi, ad avere più coraggio, ad ascoltare gli altri, a cadere con più dignità e a rialzarmi con più consapevolezza.

Forse il mio vero lavoro non è scrivere canzoni. Forse il mio vero lavoro è diventare un essere umano migliore.  Se un giorno smettessi di fare musica, spero di non smettere mai di fare questo: evolvere, perché la musica, l’arte, sono semplicemente il modo che ho trovato per farlo.

Il viaggio di "FUORI ASSE" prosegue ora con il supporto di Red&Blue Music Relations e ADA Music Italy. Qualche novità o anticipazione che vuoi condividere in anteprima con noi sui prossimi singoli in arrivo?

Sono molto felice del percorso che sta iniziando con Red&Blue Music Relations e ADA Music Italy, perché ho la sensazione di aver trovato persone che credono davvero nel progetto e che hanno scelto di accompagnarlo rispettandone l'identità.

Nei prossimi mesi FUORI ASSE continuerà a prendere forma, un capitolo alla volta.

Il prossimo singolo sarà A RUOTA LIBERA ed è forse il brano più "sociale" che abbia scritto fin’ora.

Nasce dall'amicizia con Elisa, una donna in carrozzina che mi ha insegnato una cosa fondamentale: molto spesso non sono le persone ad avere un limite. È il modo in cui la società le guarda, che purtroppo influenza il modo in cui loro poi guardano se stesse.

È una canzone che parla di accessibilità, libertà e dignità, ma soprattutto parla dello sguardo con cui scegliamo di osservare il mondo.

Il videoclip sarà interpretato proprio da Elisa. Non volevo raccontare la disabilità. Volevo raccontare una persona. E credo che questa differenza cambi completamente il modo in cui una storia arriva al pubblico.

Spero che chi lo guarderà non esca pensando di aver visto un videoclip "sulla disabilità".

Spero esca pensando di aver incontrato una donna. Perché è questo che Elisa è sempre stata ai miei occhi.

Se Cronika raccontava la fatica invisibile, A RUOTA LIBERA racconta un'altra forma di invisibilità: quella che nasce quando una persona viene definita prima dalla sua carrozzina che dalla sua umanità.

Credo che FUORI ASSE sia nato anche per questo: ricordarci che nessuno dovrebbe essere costretto a vivere ai margini di una costellazione.